venerdì 24 febbraio 2017

Fruttosio e danni epatici

Troppo zucchero rischia di trasformarsi in "veleno" per il fegato dei bambini. L'abuso sistematico del fruttosio aggiunto ai cibi e alle bevande ha gli stessi effetti pericolosi dell'alcool: ogni grammo in eccesso rispetto al fabbisogno giornaliero (circa 25 grammi) accresce di una volta e mezza il rischio di sviluppare malattie epatiche gravi. La conferma scientifica arriva da uno studio dei ricercatori dell'area di Malattie epato-metaboliche dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che, per la prima volta in letteratura, rivela i danni del fruttosio sulle cellule del fegato dei più piccoli. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Hepatology. Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. L'acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. Quando è prodotto in grandi quantità diventa tossico per l'organismo e concorre allo sviluppo di diverse patologie. Attraverso ulteriori indagini, incrociate con i dati emersi dal questionario alimentare somministrato ai pazienti, i ricercatori hanno dimostrato l'associazione tra gli alti livelli di acido urico e l'aggravarsi del danno al fegato, soprattutto tra i grandi consumatori di fruttosio: quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche. Il fruttosio è uno zucchero naturale presente in diversi alimenti, soprattutto nella frutta ma anche nei vegetali e nelle farine utilizzate per pasta, pane e pizza. In una dieta bilanciata, il consumo di fruttosio naturalmente contenuto nei cibi non provoca alcun effetto negativo. Il nemico dei bambini è il fruttosio aggiunto presente negli sciroppi e nei dolcificanti largamente utilizzati dall'industria nelle varie preparazioni alimentari (marmellate, bevande, merendine, succhi di frutta, caramelle). Basti pensare che una sola lattina di bevanda zuccherata contiene il doppio della quantità giornaliera di fruttosio indicata per l'età pediatrica (circa 25 grammi). Un barattolo di marmellata confezionata ha una concentrazione di fruttosio 8 volte maggiore del fabbisogno quotidiano; una merendina ne contiene mediamente il 45% in più, mentre una bottiglietta di succo di frutta poco più della metà. Fonte Askanews

mercoledì 13 aprile 2016

Mauale di sopravvivenza per Genitori

 Ogni settimana, in media, un bambino perde la vita a seguito dell’inalazione di cibo o corpi estranei (monete, caramelle, bottoni, componenti di giocattoli, pile al litio), che rappresenta quasi un terzo delle cause di morte accidentale tra 0 e 4 anni, riducendosi poi a circa l’’11% e il 5% rispettivamente nelle fasce d’età 5-9 e 10-14 anni.   “Quella che potrebbe sembrare una fatalità ineluttabile ­- osserva il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) - è tuttavia un’emergenza che si può e si deve evitare, se si considera che il più delle volte questi eventi si svolgono sotto gli occhi sgomenti di un adulto impreparato a intervenire”. “Per questa ragione – prosegue Di Mauro - è fondamentale investire nella prevenzione, che significa cultura della formazione, non solo di chi opera nell’ambito sanitario-assistenziale, ma anche dei comuni cittadini”.   Da qui lo spunto per la realizzazione di un manuale, a cura  del Dottor Francesco Pastore, pediatra di famiglia, formatore nazionale PBLSD (Pediatric Basic Life Support Defibrillation) e istruttore AHA (American Heart Association) con la collaborazione del Dottor Marco Squicciarini, esperto del Ministero della Salute per le manovre di rianimazione in età pediatrica e istruttore AHA, del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS e di altri medici, pediatri e laici con esperienza pluriennale nella formazione nel BLSD.   “Il manuale - commenta il Dottor Pastore - segue le linee guida ILCOR 2015 sulla rianimazione cardiopolmonare nel lattante, bambino e adulto, sulle manovre di disostruzione per lattante, bambino e adulto e sull'utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno per laici”. “Approvato all'unanimità dal direttivo della SIPPS – aggiunge Pastore – l’obiettivo è quello di diffondere in modo capillare, attraverso i pediatri, le semplici manovre salvavita: è infatti ormai risaputo quanto il soccorritore occasionale sia decisivo nei primi momenti per salvare una vita”.   Il manuale verrà utilizzato per corsi certificativi BLSD/PBLSD in tutta Italia, a cura di una rete di istruttori afferenti a centri di formazione accreditati presso le centrali operative 118 di varie regioni, ma sarà soltanto un tassello nell’ambito di un’operatività più articolata in seno a “Bambini da amare bambini da salvare”, una delle nove declinazioni del macroprogetto di salute globale per le famiglie “Regaliamo futuro”. “Sono infatti di prossima realizzazione – dichiara il Dott. Piercarlo Salari, pediatra a Milano e responsabile del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS - video, poster e materiali informativi sia sulla rianimazione cardiopolmonare (BLSD) sia sul primo soccorso pediatrico e sulla prevenzione degli incidenti, prima causa di morte ed invalidità in età evolutiva. In questo modo sarà possibile sfruttare l’incisività e l’efficacia pedagogica delle immagini per mostrare a tutti le manovre e le modalità corrette con cui affrontare un’emergenza, qualunque ne sia la dinamica responsabile”. E’ inoltre previsto un corso informativo di primo soccorso pediatrico, gestito dalla rete dei pediatri della SIPPS.   “Siamo certi che, mantenendo alto il livello di sensibilità e attenzione da parte dell’intera collettività e proponendo suggerimenti pratici attraverso esempi e modelli chiari e alla portata di tutti - conclude il Presidente Di Mauro - potremo contribuire a risparmiare molte giovani vite. Non soltanto nell’immediato futuro ma anche nel lungo termine, in tutte quelle situazioni in cui anche un solo istante può essere prezioso a patto di non lasciarsi prendere dal panico e saper agire con prontezza, individuando le priorità da gestire, garantendo il mantenimento delle funzioni vitali del bambino e attivando tempestivamente i soccorsi”. 

lunedì 11 aprile 2016

Imitazioni tra Bambini anche in fatto Alimentare

Guardare filmati di bambini che mangiano la verdura potrebbe incoraggiare i più piccoli a seguire l’esempio, suggerisce un nuovo studio. Secondo la ricerca pubblicata sul Journal of Nutrition Education and Behavior, i bimbi in età prescolare che hanno visto brevi video di bambini alle prese con peperoni, dopo hanno mangiato più verdura anche loro. 06 APR - (Reuters Health) - Il team guidato da Amanda Staiano,del Biomedical Reasearch Center di Baton Rouge in Louisiana, ha assegnato in modo casuale 42 bimbi tra i 3 e i 5 anni alla visione di un filmato di bambini che mangiano peperoni, a quella di un video sul lavaggio dei denti, oppure a nessuno dei due. Il giorno dopo, quelli che avevano visto il primo video hanno in realtà mangiato meno peperoni degli altri. Ma una settimana dopo, considerando la quantità di peperone che ogni bambino ha mangiato il primo giorno, il consumo del gruppo che ha guardato il video vegetariano era superiore e la differenza era statisticamente significativa, hanno rilevato i ricercatori. “Questo indica che i bimbi hanno conservato l’esperienza positiva della visione di pari che mangiano verdura e sono stati in grado di riprodurre l’azione una settimana dopo”, osserva Staiano. L’obesità infantile è più che raddoppiata negli ultimi 30 anni, secondo i Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) americani. E proprio una delle raccomandazioni dei Cdc per combatterne l’aumento è mangiare più porzioni di verdura.I bambini nel video potrebbero servire da ambasciatori di un’alimentazione sana. “I piccoli sono stati positivamente influenzati dai loro pari grazie all’esempio di comportamenti salutari – afferma Amy Yaroch, direttore esecutivo del Gretchen Swanson Center for Nutrition di Omaha, in Nebraska, che non è stata coinvolta nel lavoro – Sappiamo dalla teoria del comportamento che il role modeling è una strategia efficace per spingere le persone (inclusi i bambini) a adottare comportamenti salutari. Di solito sono i genitori a fare da modello, ma anche i pari possono avere una forte influenza, specialmente se sono percepiti come ‘cool’ da chi guarda”. Straiano e colleghi hanno ancora diverse questioni su cui vorrebbero indagare, incluso come aumentare l’effetto e se l’esposizione ripetuta al video possa convincere un bimbo a scegliere una verdura piuttosto che un dolce. “Comprendere i modi per trasformare il tempo davanti a uno schermo in tempo dedicato alla salute è fondamentale per i nostri figli, che si prevede avranno una vita più corta dei genitori a causa delle malattie legate all’obesità”, conclude Staiano. Fonte: Journal of Nutrition Education and Behavior 2016

domenica 27 marzo 2016

Aumento dell'Obesità infantile in Italia

Un'indagine di Altroconsumo riaccende i riflettori su un fenomeno che mette in pericolo la salute presente e futura deibambini. Il nostro bel paese non è esente dal problema dell’obesità infantile. Eppure i genitori dei bambini italiani sembrano non volerlo ammettere, e anche di fronte a un piccolo francamente in sovrappeso adotta un atteggiamento che potrebbe essere riassunto con il titolo di un musical: “grasso è bello”. A confermare la tendenza è una nuova indagine di Altroconsumo, che ha chiesto a 20 mila famiglie italiane con figli sotto ai 10 anni di compilare un questionario sul tema. Le risposte ottenute appaiono poco confortanti: solo il 17% dei genitori si rende conto del sovrappeso dei figli e per il 98% ingrassare non sarebbe nemmeno un problema di rilevanza medica. I genitori italiani, in altre parole, sottostimano il problema del sovrappeso e dell’obesità infantile, condizioni che secondo valide ricerche scientifiche espongono la salute non solo a rischi immediati ma anche a una maggiore probabilità di diventare degli adulti a loro volta in sovrappeso o obesi, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di salute. Le statistiche, infatti, parlano chiaro: il 20,9% dei bambini italiani è in sovrappeso, il 9,8% è obeso; e tra il 70 e l’80% degli adolescenti che hanno problemi di peso se li trascineranno anche nell’età adulta. Fortunatamente, non mancano nemmeno i genitori che cercano di trasmettere figli buone abitudini in campo alimentare. Secondo l’indagine di Altroconsumo, infatti, il 79% dei genitori italiani fa scorta di cibi salutari, il 67% vieta ai figli di magiare guardando la tv o giocando ai videogiochi, l’89% non lascia portare il cibo in camera e il 35% coinvolge i bambini nella preparazione dei pasti. Fra le abitudini scorrette sono invece segnalate le troppe ore trascorse a guardare la tv, la scarsa attività all’aria aperta e il non seguire i consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che promuove l’allattamento al seno anche per ridurre il rischio di obesità infantile. Leggi anche: Allattamento al seno, i consigli dell'Oms. Estratto da Sole 24 Salute

sabato 20 febbraio 2016

Baby Pit Stoppers ovvero soste per allattare

La SIN ha aderito al progetto Baby Pit Stoppers, un progetto che offre una mappatura nazionale dei posti raccomandati dalle mamme dove poter fare un "baby pit stop" ovvero una sosta per allattare, cambiare o preparare la pappa al bambino. Nel suo ultimo direttivo la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ha deciso di dare il suo supporto al progetto Baby Pit Stoppers: una mappatura nazionale consultabile da chiunque gratuitamente e senza pubblicità semplicemente collegandosi a www.babypitstoppers.com da smartphone, pc o tablet che, grazie alla geo-localizzazione, permette ad ogni mamma(papà,nonno,tata...), nel momento in cui ne ha più bisogno, di verificare qual è il posto più vicino e più raccomandato dalle altre mamme, dove fare un baby pit stop, ovvero una sosta per allattare il proprio bebé in uno spazio confortevole, cambiargli il pannolino, scaldare il latte/pappa e accedere facilmente nel locale con un passeggino. In soli 6 mesi, grazie al contributo di tante mamme e tante associazioni (La Leche League, Allattamento ,IBCLC, Farmacie Amiche dell’Allattamento, Movimento per l’Allattamento Materno Italiano, ...) sono stati mappati 1300 Baby pit stop, locali cioè che offrono almeno uno di questi 4 servizi. Come professionisti, possiamo contribuire alla diffusione di questo strumento in molti modi: possiamo stampare e appendere la locandina del progetto in sala d’attesa o nel nostro studio, farcene portavoce con i neo-genitori che incontriamo, coinvolgere gli ospedali e i consultori con cui collaboriamo, raccontare di questa esperienza ai nostri colleghi, rilanciarla attraverso i social network o scrivendo articoli sulle riviste che conosciamo e anche, ovviamente, segnalando in prima persona su www.babypitstoppers.com i locali che sappiamo offrire almeno uno dei quattro servizi. Un ottimo modo di cominciare il 2016 con un regalo alle neo-mamme, le loro famiglie e i loro bambini! Dalla Newletter della SIN (Società Italiana di Neonatologia)

domenica 7 febbraio 2016

Ome ovvero Otiti medie in età pediatrica

E’ stata appena pubblicata su Otolaryngology-Head and Neck Surgery l’edizione aggiornata delle linee guida pratiche di trattamento per le otiti medie con versamento dell’American Academy of Otolaryngology-Head and Neck Surgery Foundation. Si tratta di condizioni estremamente frequenti, al punto che gli esperti stimano che entro i primi 5 anni d’età, almeno il 90% dei bambini ha presentato almeno un episodio di otite media con versamento (OME). Il versamento è comune soprattutto nei bambini con difficoltà dello sviluppo. Ogni anno negli Stati Uniti se ne registrano almeno 2,2 milioni di casi, con costi stimati nell’ordine di 4 miliardi di dollari.necessario distinguere tra otite catarrale media con versamento e otite media purulenta, evento acuta e trattato con antibiotici.(Rimando per più completa e approfondita conoscenza delle otiti a www.Pediatrico.it - Otiti medie in Pillole di Pediatria) Le otiti medie sono la causa più frequente di alterazioni dell’udito nei bambini delle nazioni industrializzate e rappresentano anche la principale indicazione al drenaggio trans-timpanico. Nonostante la frequenza di queste condizioni e la disponibilità di linee guida pratiche di trattamento, i dati di sorveglianza suggeriscono però che alcuni medici trattano le otiti medie in maniera inappropriata, ricorrendo, quando non necessario e non documentato, alla terapia antibiotica; questo può determinare eventi indesiderati nei pazienti e naturalmente contribuisce alla diffusione della resistenza antibiotica. Le otiti medie hanno generalmente un decorso benigno, auto-limitantesi (gli esperti raccomandano il watchful waiting) ma a volte determinano alterazioni dell’udito. Vanno seguiti con attenzione dal medico i casi caratterizzati da frequenti recidive o quelli che durano più di tre mesi. “Le OME – afferma Richard M. Rosenfeld, coordinatore dell’edizione 2004 e di quella 2016 delle linee guida – sono una condizione molto frequente nei bambini; basta recarsi in un qualunque asilo, un giorno qualsiasi per scoprire che il 15-20% dei bambini presenta un versamento nell’orecchio medio”. La nuova edizione delle linee guida, che sostituisce la precedente del 2004, ha già ricevuto l’endorsement dell’American Academy of Family Physicians (AAFP). Rispetto al 2004, questa edizione aggiornata contiene ulteriori informazioni sull’otoscopia pneumatica e sulla timpanometria, utilizzate per migliorare l’accuratezza diagnostica. Vengono inoltre fornite maggiori informazioni sulla valutazione di parola e linguaggio nei bambini affetti da OME. Tra le raccomandazioni ‘contro’ spuntano quelle relative all’impiego di steroidi nasali e quella contro l’adenoidectomia come indicazione primaria per l’OME nei bambini al di sotto dei 4 anni d’età. Viene infine raccomandato di valutare con attenzione gli esiti delle OME. Gli autori di questa nuova edizione delle linee guida comprendono esperti in un ampio range di discipline (otorinolaringoiatria, pediatria, otologia, allergia e immunologia, medicina di famiglia, audiologia, logopedia, ecc) oltre ad infermieri e associazioni pazienti. Dunque attenzione all'uso improprio di antibiotici e sempre consultare il pediatra in caso di dolore all'orecchio!!!

sabato 7 novembre 2015

Bambini come gli adulti. in aumento le malattie cronche e l'obesità infantile

Diabete, ipertensione, colesterolo alto, anoressia, disturbi dell'umore: i bambini si ammalano con le malattie degli adulti. Un'indagine della Società italiana di pediatria ha rilevato che il 4% degli alunni delle elementari soffre anche di pressione alta. Colpa degli alimenti troppo salati e della quantità di ore passata su videogiochi. Tra gli «under dieci» è in aumento anche il diabete di tipo 2, quello «alimentare». Non solo, uno studio dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, pubblicato sulla rivista Pediatrics, ha scoperto un nuovo effetto dell'obesità e della cattiva alimentazione tra i bambini: rischio Alzheimer già da adolescenti. Tra le bambine di 6-7 anni sono in aumento i casi di anoressia o bulimia. Gli allarmi della pediatria sono cambiati e il quadro delle patologie che colpiscono i più piccoli anche, ribaltando totalmente la fotografia della sanità italiana. «Anni fa i bambini si ammalavano di varicella, morbillo e delle classiche malattie infettive - spiega Gian Vincenzo Zuccotti, professore ordinario di Pediatria alla facoltà di Medicina dell'Università Statale di Milano - Oggi abbiamo a che fare sempre più spesso con malattie cronico degenerative. Il problema più grave da affrontare è l'obesità: un terzo dei bambini con meno di dieci anni è sovrappeso». Zuccotti, che ha da poco concluso una ricerca sull'alimentazione dei più piccoli, ha rilevato che (in due gruppi di 200 bambini, uno a Milano e uno a Catania) «la situazione è pessima»: troppe proteine a tavola, tanti zuccheri semplici, bibite, succhi di frutta. Errori alimentari che possono creare le basi per patologie e disturbi in età adulta. «Ci sono parecchi elementi - sostiene il pediatra - che ci fanno dire che i bambini di oggi saranno adulti con problemi e vivranno meno rispetto alle generazioni precedenti». Anche perché, se da un lato c'è una forte reticenza a vaccinare i bimbi, dall'altro c'è un'eccessiva scioltezza nell'uso dei farmaci, antibiotici per primi. A lungo andare, questa abitudine «sociale» rafforzerà le classi batteriche e indebolirà gli organismi. Nella fotografia della pediatria italiana, non si può trascurare il numero dei ricoveri in ospedale. Diminuiti grazie agli ambulatori aperti 24 ore su 24, ma comunque eccessivi. Nel 2011 si sono registrate 453 dimissioni ospedaliere ogni mille bambini rispetto a 114 per mille in tutta la popolazione. Tuttavia nei bambini tra uno e 14 anni le morti per tumori e malattie del sistema circolatorio, rappresentano il 38,6 per cento del totale dei decessi. Stando ai dati diffusi dal ministero, i teenager e i bambini italiani vengono ricoverati molto più spesso di quanto avviene per i loro coetanei in altri Paesi del mondo: 75 su mille contro i 40 su mille negli Stati Uniti. In crescita anche i ricoveri dei bebè. Tra le cause dei ricoveri il 20% dei casi è rappresentato da malattie dell'apparato respiratorio, il 10% dagli avvelenamenti e il 7% dalla malattie infettive. Fonte: Il Giornale