sabato 21 luglio 2018
Tablet e deficit di attenzione nei bambini
I bambini e gli adolescenti che utilizzano spesso smartphone, tablet e altri dispositivi digitali sono più esposti allo sviluppo della Sindrome da deficit di attenzione e iperattività. La condizione, nota anche con l'acronimo inglese di ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è un disturbo dello sviluppo neurologico tipico dell'età evolutiva, che interessa la sfera comportamentale dei ragazzi – e in parte degli adulti – e si manifesta anche con una riduzione del volume cerebrale. Lo ha dimostrato un team di ricerca dell'Emotion and Addiction Laboratory presso la prestigiosa Scuola di Medicina Keck dell'Università della California del Sud.
Gli studiosi, coordinati dal professor Adam Leventhal, docente di medicina preventiva e psicologia presso l'ateneo statunitense, sono giunti a questa conclusione dopo aver seguito per due anni circa 2.600 ragazzi tra i 15 e i 16 anni, provenienti da dieci scuole superiori di Los Angeles. Leventhal e colleghi avevano inizialmente coinvolto 4.100 ragazzi, ma hanno scremato il campione a 2.600 dopo aver eliminato tutti quelli che presentavano segni preesistenti di Sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Agli studiosi servivano infatti delle “lavagne vuote”, per verificare con precisione l'associazione statistica tra l'uso dei dispositivi digitali e l'insorgenza dei disturbi.
Gli scienziati hanno chiesto ai ragazzi quanto tempo trascorressero con 14 delle piattaforme digitali più diffuse e li hanno suddivisi in tre categorie: nessun utilizzo, utilizzo medio e utilizzo alto. Ogni sei mesi sono stati monitorati sui sintomi da ADHD e sull'utilizzo dei dispositivi, e al termine dei due anni di indagine è stata condotta un'analisi statistica sui dati ottenuti. I risultati hanno mostrato che il 9,5 percento dei 114 ragazzi che hanno usato con frequenza metà delle piattaforme digitali e il 10,5 percento dei 51 che hanno utilizzato spesso tutte le piattaforme hanno sviluppato nuovi sintomi di ADHD. Solo il 4,6 percento dei circa 500 ragazzi che hanno usato poco e per nulla questi dispositivi hanno manifestato sintomi di ADHD, una percentuale in linea col dato nazionale.
“Non possiamo confermare il rapporto di causa-effetto dallo studio, ma questa è un'associazione statisticamente significativa”, ha dichiarato il professor Leventhal. “Possiamo dire con sicurezza che gli adolescenti che sono stati esposti a più alti livelli di media digitali hanno avuto maggiori probabilità di sviluppare sintomi di ADHD in futuro”, ha aggiunto lo studioso. I dettagli dell'importante ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Journal of American Medical Association
Fonte:
http://scienze.fanpage.it/
Cellulari e memoria
Il telefono cellulare può danneggiare la memoria di tuo figlio. Lo smartphone, vero e proprio simbolo del millennio 2000, è onnipresente nelle mani di qualsiasi abitante di questo pianeta. Lo trovi su un grattacelo di New York o in un monastero buddista su qualche montagna sperduta dell'Asia. I ricercatori dell'Istituto svizzero di salute pubblica e tropicale (Swiss TPH) allarmati dalla repentina crescita dell'esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) nella nostra vita quotidiana (rilasciati per la maggior parte dai cellulari) e da precedenti studi , sono andati a verificare l'interazione di queste onde con il cervello dei maggiori fruitori, gli adolescenti.
Con la mano sinistra. Lo studio ha valutato l'esposizione a campi elettromagnetici RF-EMF su 700 adolescenti in Svizzera nell'arco di un anno, concludendo che può avere un effetto negativo sullo sviluppo delle prestazioni della memoria visiva e di fatto confermando i risultati precedenti pubblicati su questo argomento. I ricercatori svizzeri hanno scoperto che una delle cause può essere la vicinanza del cellulare con l'emisfero destro del cervello umano. La memoria visiva infatti è principalmente localizzata in quel emisfero cerebrale e gli adolescenti destri (quindi che usano la destra per telefonare) sembrano avere più problemi di quelli mancini. Altro indizio è che l'invio di messaggi di testo, la riproduzione di giochi o la navigazione in Internet non sono associati al cambiamento di prestazioni della memoria, probabilmente perché in questi casi lo smartphone è tenuto a distanza.
Come evitare i campi elettromagnetici. I ricercatori specificano che nonostante oramai ci siano diversi studi che provino la dannosità dei campi RF-EMF, la ricerca è ancora all'inizio e le cause di questi danni non sono ancora del tutto comprese, ma consigliano "I potenziali rischi per il cervello possono essere ridotti al minimo utilizzando le cuffie o l'altoparlante durante la chiamata, in particolare quando la qualità della rete è bassa.
FONTE:
http://scienze.fanpage.it/
giovedì 28 giugno 2018
In vista dell'estate.....
I raggi UVA UVB , con differenti lunghezze d'onda, sono i responsabili sia piacevolmente dell'abbronzatura, sia delle scottature.
La protezione e' importante per i bambini e deve essere massima, soprattutto d'estate, anche se gli UVA sono presenti e filtrano nell'atmosfera tutto l'anno.
I pediatri gia' dalla primavera allertano i genitori dei piccoli pazienti alla prevenzione delle scottature e ad un corretto approccio al sole.
Una ditta francese di prodotti cosmetivi ha realizzato un piccolo e istruttivo video sulla prevenzione alle scottature, quasi un decalogo , rapido e completo.
Cliccare sul link per vedere il video: http://pharmagrin.net/go?k=Gk9TeEqVztXp
Da: La Roche-Posay
domenica 24 giugno 2018
Uso di apparecchi elettronici e salute dei piccoli
Salute da tutelare per i più piccoli senza criminalizzare le tecnologie digitali ormai sempre più presenti ed indispensabili nella vita quotidiana di ciascuno di noi.
È questo l’obiettivo che si prefigge la Società italiana di pediatria che pubblica, per la prima volta, un documento ufficiale nel quale indica quale sia il corretto impiego di cellulari e altri dispositivi elettronici da parte dei bambini compresi nella fascia di età che va da 0 ad 8 anni. Il report degli esperti, pubblicato sull'Italian Journal of Pediatrics, è stato presentato a Roma in occasione del 74esimo Congresso italiano di pediatria.
Tra le principali linee guida esposte vi è quella che consiglia di vietare l’utilizzo di smartphone e tablet per tutti gli infanti fino a 24 mesi di vita, durante i pasti e prima di andare a dormire. Invece, viene raccomandato di limitarne l'uso ad un'ora al giorno nei piccoli tra i 2 e i 5 anni e al massimo due ore al dì per quelli tra i 5 e gli 8 anni.
In Italia ben otto bambini su dieci tra i 3 e i 5 anni usano il cellulare dei genitori. E mamma e papà risultano fin troppo permissivi; il 30% di loro, infatti, utilizza strumenti come lo smartphone per distrarre e calmare i piccoli durante il primo anno di vita, addirittura il 70% nel secondo.
Il documento sconsiglia, inoltre, la visione di programmi con contenuti violenti e volgari e ribadisce soprattutto un secco "no" al cellulare inteso come oggetto "pacificatore".
"Nessuna criminalizzazione delle tecnologie digitali, ma come pediatri che hanno a cuore la salute psicofisica dei bambini non possiamo trascurare i rischi documentati di un'esposizione precoce e prolungata a smartphone e tablet" ha spiegato Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria. Che aggiunge: "Numerose sono le evidenze scientifiche sulle interazioni con lo sviluppo neuro-cognitivo, il sonno, la vista, l'udito, le funzioni metaboliche, le relazioni genitori-figli".
"E' importante porre dei limiti ai piccoli e trovare dei modi alternativi per intrattenerli e calmarli. I genitori dovrebbero dare il buon esempio, limitando l'utilizzo dei dispositivi perché i bambini sono grandi imitatori" dichiara, invece, Elena Bozzola, segretaria nazionale della Società italiana di pediatria.
Senza dimenticare che un uso eccessivo di questi strumenti potrebbe causare nei bambini minori relazioni sociali con i coetanei, bassi livelli di attenzione e scarso rendimento scolastico. Un rischio che deve essere assolutamente evitato.
Fonte : Il Giornale
domenica 29 aprile 2018
Fakes News
Oggi se si ha un dubbio o si vuole approfondire un argomento , si naviga sul Web e si ottiene immediatamente una risposta...ma che risposta?!
Il web e' pieno di notizie poco attendibili e risposte spesso non basate su fonti certe e verificabili se non palesemente false.
Vi rimando ad un articolo che vi fara' orientare meglio nel web:
http://www.meteoweb.eu/2018/04/vaccini-adolescenti-rischio-fake-news-la-guida-dei-pediatri/1076098/#6L5qjUyoBc1HRjvV.
domenica 31 dicembre 2017
Auguri di Buon Anno a tutti i miei pazientini, ai genitori, ai nonni e nonne ... a tutti i bambini del mondo, che ridono, gioiscono, crescono ma soprattutto a quelli che soffrono , che sono sfruttati, violentati, maltrattati, abbandonati.
Oramai non e' possibile ascoltare un telegiornale o leggere un quotidiano senza venire a contatto con violenza sui minori...non dimenticando quella sulle donne, vera piaga nationale e non e protagonista indiscussa di questo 2017.
Cosa mi aspetto dal nuovo anno?? Un po' di serenita' per tutti quelli che soffrono, un sorriso e una mano tesa....Ci vorrebbe cosi'poco!!!
Buon anno a tutti con la promessa che tornero' frequentemente su quete pagine con novo vigore.
venerdì 24 febbraio 2017
Fruttosio e danni epatici
Troppo zucchero rischia di trasformarsi in "veleno" per il fegato dei bambini. L'abuso sistematico del fruttosio aggiunto ai cibi e alle bevande ha gli stessi effetti pericolosi dell'alcool: ogni grammo in eccesso rispetto al fabbisogno giornaliero (circa 25 grammi) accresce di una volta e mezza il rischio di sviluppare malattie epatiche gravi. La conferma scientifica arriva da uno studio dei ricercatori dell'area di Malattie epato-metaboliche dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che, per la prima volta in letteratura, rivela i danni del fruttosio sulle cellule del fegato dei più piccoli. I risultati dell'indagine sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Hepatology.
Lo studio è stato condotto tra il 2012 e il 2016 su 271 bambini e ragazzi affetti da fegato grasso. In 1 bambino su 2 gli esami effettuati hanno rilevato livelli eccessivi di acido urico in circolo. L'acido urico è uno dei prodotti finali della sintesi del fruttosio nel fegato. Quando è prodotto in grandi quantità diventa tossico per l'organismo e concorre allo sviluppo di diverse patologie. Attraverso ulteriori indagini, incrociate con i dati emersi dal questionario alimentare somministrato ai pazienti, i ricercatori hanno dimostrato l'associazione tra gli alti livelli di acido urico e l'aggravarsi del danno al fegato, soprattutto tra i grandi consumatori di fruttosio: quanto più zucchero ingerivano con la dieta abituale, tanto maggiore era il danno riportato dalle loro cellule epatiche.
Il fruttosio è uno zucchero naturale presente in diversi alimenti, soprattutto nella frutta ma anche nei vegetali e nelle farine utilizzate per pasta, pane e pizza. In una dieta bilanciata, il consumo di fruttosio naturalmente contenuto nei cibi non provoca alcun effetto negativo. Il nemico dei bambini è il fruttosio aggiunto presente negli sciroppi e nei dolcificanti largamente utilizzati dall'industria nelle varie preparazioni alimentari (marmellate, bevande, merendine, succhi di frutta, caramelle). Basti pensare che una sola lattina di bevanda zuccherata contiene il doppio della quantità giornaliera di fruttosio indicata per l'età pediatrica (circa 25 grammi). Un barattolo di marmellata confezionata ha una concentrazione di fruttosio 8 volte maggiore del fabbisogno quotidiano; una merendina ne contiene mediamente il 45% in più, mentre una bottiglietta di succo di frutta poco più della metà.
Fonte Askanews
mercoledì 13 aprile 2016
Mauale di sopravvivenza per Genitori
Ogni settimana, in media, un bambino perde la vita a seguito dell’inalazione di cibo o corpi estranei (monete, caramelle, bottoni, componenti di giocattoli, pile al litio), che rappresenta quasi un terzo delle cause di morte accidentale tra 0 e 4 anni, riducendosi poi a circa l’’11% e il 5% rispettivamente nelle fasce d’età 5-9 e 10-14 anni.
“Quella che potrebbe sembrare una fatalità ineluttabile - osserva il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) - è tuttavia un’emergenza che si può e si deve evitare, se si considera che il più delle volte questi eventi si svolgono sotto gli occhi sgomenti di un adulto impreparato a intervenire”. “Per questa ragione – prosegue Di Mauro - è fondamentale investire nella prevenzione, che significa cultura della formazione, non solo di chi opera nell’ambito sanitario-assistenziale, ma anche dei comuni cittadini”.
Da qui lo spunto per la realizzazione di un manuale, a cura del Dottor Francesco Pastore, pediatra di famiglia, formatore nazionale PBLSD (Pediatric Basic Life Support Defibrillation) e istruttore AHA (American Heart Association) con la collaborazione del Dottor Marco Squicciarini, esperto del Ministero della Salute per le manovre di rianimazione in età pediatrica e istruttore AHA, del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS e di altri medici, pediatri e laici con esperienza pluriennale nella formazione nel BLSD.
“Il manuale - commenta il Dottor Pastore - segue le linee guida ILCOR 2015 sulla rianimazione cardiopolmonare nel lattante, bambino e adulto, sulle manovre di disostruzione per lattante, bambino e adulto e sull'utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno per laici”. “Approvato all'unanimità dal direttivo della SIPPS – aggiunge Pastore – l’obiettivo è quello di diffondere in modo capillare, attraverso i pediatri, le semplici manovre salvavita: è infatti ormai risaputo quanto il soccorritore occasionale sia decisivo nei primi momenti per salvare una vita”.
Il manuale verrà utilizzato per corsi certificativi BLSD/PBLSD in tutta Italia, a cura di una rete di istruttori afferenti a centri di formazione accreditati presso le centrali operative 118 di varie regioni, ma sarà soltanto un tassello nell’ambito di un’operatività più articolata in seno a “Bambini da amare bambini da salvare”, una delle nove declinazioni del macroprogetto di salute globale per le famiglie “Regaliamo futuro”. “Sono infatti di prossima realizzazione – dichiara il Dott. Piercarlo Salari, pediatra a Milano e responsabile del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS - video, poster e materiali informativi sia sulla rianimazione cardiopolmonare (BLSD) sia sul primo soccorso pediatrico e sulla prevenzione degli incidenti, prima causa di morte ed invalidità in età evolutiva. In questo modo sarà possibile sfruttare l’incisività e l’efficacia pedagogica delle immagini per mostrare a tutti le manovre e le modalità corrette con cui affrontare un’emergenza, qualunque ne sia la dinamica responsabile”. E’ inoltre previsto un corso informativo di primo soccorso pediatrico, gestito dalla rete dei pediatri della SIPPS.
“Siamo certi che, mantenendo alto il livello di sensibilità e attenzione da parte dell’intera collettività e proponendo suggerimenti pratici attraverso esempi e modelli chiari e alla portata di tutti - conclude il Presidente Di Mauro - potremo contribuire a risparmiare molte giovani vite. Non soltanto nell’immediato futuro ma anche nel lungo termine, in tutte quelle situazioni in cui anche un solo istante può essere prezioso a patto di non lasciarsi prendere dal panico e saper agire con prontezza, individuando le priorità da gestire, garantendo il mantenimento delle funzioni vitali del bambino e attivando tempestivamente i soccorsi”.
lunedì 11 aprile 2016
Imitazioni tra Bambini anche in fatto Alimentare
Guardare filmati di bambini che mangiano la verdura potrebbe incoraggiare i più piccoli a seguire l’esempio, suggerisce un nuovo studio. Secondo la ricerca pubblicata sul Journal of Nutrition Education and Behavior, i bimbi in età prescolare che hanno visto brevi video di bambini alle prese con peperoni, dopo hanno mangiato più verdura anche loro.
06 APR - (Reuters Health) - Il team guidato da Amanda Staiano,del Biomedical Reasearch Center di Baton Rouge in Louisiana, ha assegnato in modo casuale 42 bimbi tra i 3 e i 5 anni alla visione di un filmato di bambini che mangiano peperoni, a quella di un video sul lavaggio dei denti, oppure a nessuno dei due. Il giorno dopo, quelli che avevano visto il primo video hanno in realtà mangiato meno peperoni degli altri. Ma una settimana dopo, considerando la quantità di peperone che ogni bambino ha mangiato il primo giorno, il consumo del gruppo che ha guardato il video vegetariano era superiore e la differenza era statisticamente significativa, hanno rilevato i ricercatori. “Questo indica che i bimbi hanno conservato l’esperienza positiva della visione di pari che mangiano verdura e sono stati in grado di riprodurre l’azione una settimana dopo”, osserva Staiano.
L’obesità infantile è più che raddoppiata negli ultimi 30 anni, secondo i Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) americani. E proprio una delle raccomandazioni dei Cdc per combatterne l’aumento è mangiare più porzioni di verdura.I bambini nel video potrebbero servire da ambasciatori di un’alimentazione sana. “I piccoli sono stati positivamente influenzati dai loro pari grazie all’esempio di comportamenti salutari – afferma Amy Yaroch, direttore esecutivo del Gretchen Swanson Center for Nutrition di Omaha, in Nebraska, che non è stata coinvolta nel lavoro – Sappiamo dalla teoria del comportamento che il role modeling è una strategia efficace per spingere le persone (inclusi i bambini) a adottare comportamenti salutari. Di solito sono i genitori a fare da modello, ma anche i pari possono avere una forte influenza, specialmente se sono percepiti come ‘cool’ da chi guarda”.
Straiano e colleghi hanno ancora diverse questioni su cui vorrebbero indagare, incluso come aumentare l’effetto e se l’esposizione ripetuta al video possa convincere un bimbo a scegliere una verdura piuttosto che un dolce. “Comprendere i modi per trasformare il tempo davanti a uno schermo in tempo dedicato alla salute è fondamentale per i nostri figli, che si prevede avranno una vita più corta dei genitori a causa delle malattie legate all’obesità”, conclude Staiano.
Fonte: Journal of Nutrition Education and Behavior 2016
domenica 27 marzo 2016
Aumento dell'Obesità infantile in Italia
Un'indagine di Altroconsumo riaccende i riflettori su un fenomeno che mette in pericolo la salute presente e futura deibambini.
Il nostro bel paese non è esente dal problema dell’obesità infantile. Eppure i genitori dei bambini italiani sembrano non volerlo ammettere, e anche di fronte a un piccolo francamente in sovrappeso adotta un atteggiamento che potrebbe essere riassunto con il titolo di un musical: “grasso è bello”. A confermare la tendenza è una nuova indagine di Altroconsumo, che ha chiesto a 20 mila famiglie italiane con figli sotto ai 10 anni di compilare un questionario sul tema. Le risposte ottenute appaiono poco confortanti: solo il 17% dei genitori si rende conto del sovrappeso dei figli e per il 98% ingrassare non sarebbe nemmeno un problema di rilevanza medica.
I genitori italiani, in altre parole, sottostimano il problema del sovrappeso e dell’obesità infantile, condizioni che secondo valide ricerche scientifiche espongono la salute non solo a rischi immediati ma anche a una maggiore probabilità di diventare degli adulti a loro volta in sovrappeso o obesi, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di salute. Le statistiche, infatti, parlano chiaro: il 20,9% dei bambini italiani è in sovrappeso, il 9,8% è obeso; e tra il 70 e l’80% degli adolescenti che hanno problemi di peso se li trascineranno anche nell’età adulta.
Fortunatamente, non mancano nemmeno i genitori che cercano di trasmettere figli buone abitudini in campo alimentare. Secondo l’indagine di Altroconsumo, infatti, il 79% dei genitori italiani fa scorta di cibi salutari, il 67% vieta ai figli di magiare guardando la tv o giocando ai videogiochi, l’89% non lascia portare il cibo in camera e il 35% coinvolge i bambini nella preparazione dei pasti. Fra le abitudini scorrette sono invece segnalate le troppe ore trascorse a guardare la tv, la scarsa attività all’aria aperta e il non seguire i consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che promuove l’allattamento al seno anche per ridurre il rischio di obesità infantile.
Leggi anche: Allattamento al seno, i consigli dell'Oms.
Estratto da Sole 24 Salute
sabato 20 febbraio 2016
Baby Pit Stoppers ovvero soste per allattare
La SIN ha aderito al progetto Baby Pit Stoppers, un progetto che offre una mappatura nazionale dei
posti raccomandati dalle mamme dove poter fare un "baby pit stop" ovvero una sosta per allattare,
cambiare o preparare la pappa al bambino.
Nel suo ultimo direttivo la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ha deciso di dare il suo supporto al
progetto Baby Pit Stoppers: una mappatura nazionale consultabile da chiunque gratuitamente e senza
pubblicità semplicemente collegandosi a www.babypitstoppers.com da smartphone, pc o tablet
che, grazie alla geo-localizzazione, permette ad ogni mamma(papà,nonno,tata...), nel momento in cui
ne ha più bisogno, di verificare qual è il posto più vicino e più raccomandato dalle altre mamme, dove fare
un baby pit stop, ovvero una sosta per allattare il proprio bebé in uno spazio confortevole, cambiargli il
pannolino, scaldare il latte/pappa e accedere facilmente nel locale con un passeggino. In soli 6 mesi, grazie
al contributo di tante mamme e tante associazioni (La Leche League, Allattamento ,IBCLC, Farmacie Amiche
dell’Allattamento, Movimento per l’Allattamento Materno Italiano, ...) sono stati mappati 1300 Baby pit
stop, locali cioè che offrono almeno uno di questi 4 servizi. Come professionisti, possiamo contribuire alla
diffusione di questo strumento in molti modi: possiamo stampare e appendere la locandina del
progetto in sala d’attesa o nel nostro studio, farcene portavoce con i neo-genitori che incontriamo, coinvolgere
gli ospedali e i consultori con cui collaboriamo, raccontare di questa esperienza ai nostri colleghi, rilanciarla
attraverso i social network o scrivendo articoli sulle riviste che conosciamo e anche, ovviamente,
segnalando in prima persona su www.babypitstoppers.com i locali che sappiamo offrire almeno uno dei quattro servizi.
Un ottimo modo di cominciare il 2016 con un regalo alle neo-mamme, le loro famiglie e i loro bambini!
Dalla Newletter della SIN (Società Italiana di Neonatologia)
domenica 7 febbraio 2016
Ome ovvero Otiti medie in età pediatrica
E’ stata appena pubblicata su Otolaryngology-Head and Neck Surgery l’edizione aggiornata delle linee guida pratiche di trattamento per le otiti medie con versamento dell’American Academy of Otolaryngology-Head and Neck Surgery Foundation.
Si tratta di condizioni estremamente frequenti, al punto che gli esperti stimano che entro i primi 5 anni d’età, almeno il 90% dei bambini ha presentato almeno un episodio di otite media con versamento (OME). Il versamento è comune soprattutto nei bambini con difficoltà dello sviluppo. Ogni anno negli Stati Uniti se ne registrano almeno 2,2 milioni di casi, con costi stimati nell’ordine di 4 miliardi di dollari.necessario distinguere tra otite catarrale media con versamento e otite media purulenta, evento acuta e trattato con antibiotici.(Rimando per più completa e approfondita conoscenza delle otiti a www.Pediatrico.it - Otiti medie in Pillole di Pediatria)
Le otiti medie sono la causa più frequente di alterazioni dell’udito nei bambini delle nazioni industrializzate e rappresentano anche la principale indicazione al drenaggio trans-timpanico.
Nonostante la frequenza di queste condizioni e la disponibilità di linee guida pratiche di trattamento, i dati di sorveglianza suggeriscono però che alcuni medici trattano le otiti medie in maniera inappropriata, ricorrendo, quando non necessario e non documentato, alla terapia antibiotica; questo può determinare eventi indesiderati nei pazienti e naturalmente contribuisce alla diffusione della resistenza antibiotica. Le otiti medie hanno generalmente un decorso benigno, auto-limitantesi (gli esperti raccomandano il watchful waiting) ma a volte determinano alterazioni dell’udito. Vanno seguiti con attenzione dal medico i casi caratterizzati da frequenti recidive o quelli che durano più di tre mesi.
“Le OME – afferma Richard M. Rosenfeld, coordinatore dell’edizione 2004 e di quella 2016 delle linee guida – sono una condizione molto frequente nei bambini; basta recarsi in un qualunque asilo, un giorno qualsiasi per scoprire che il 15-20% dei bambini presenta un versamento nell’orecchio medio”.
La nuova edizione delle linee guida, che sostituisce la precedente del 2004, ha già ricevuto l’endorsement dell’American Academy of Family Physicians (AAFP).
Rispetto al 2004, questa edizione aggiornata contiene ulteriori informazioni sull’otoscopia pneumatica e sulla timpanometria, utilizzate per migliorare l’accuratezza diagnostica. Vengono inoltre fornite maggiori informazioni sulla valutazione di parola e linguaggio nei bambini affetti da OME.
Tra le raccomandazioni ‘contro’ spuntano quelle relative all’impiego di steroidi nasali e quella contro l’adenoidectomia come indicazione primaria per l’OME nei bambini al di sotto dei 4 anni d’età.
Viene infine raccomandato di valutare con attenzione gli esiti delle OME.
Gli autori di questa nuova edizione delle linee guida comprendono esperti in un ampio range di discipline (otorinolaringoiatria, pediatria, otologia, allergia e immunologia, medicina di famiglia, audiologia, logopedia, ecc) oltre ad infermieri e associazioni pazienti.
Dunque attenzione all'uso improprio di antibiotici e sempre consultare il pediatra in caso di dolore all'orecchio!!!
sabato 7 novembre 2015
Bambini come gli adulti. in aumento le malattie cronche e l'obesità infantile
Diabete, ipertensione, colesterolo alto, anoressia, disturbi dell'umore: i bambini si ammalano con le malattie degli adulti. Un'indagine della Società italiana di pediatria ha rilevato che il 4% degli alunni delle elementari soffre anche di pressione alta. Colpa degli alimenti troppo salati e della quantità di ore passata su videogiochi.
Tra gli «under dieci» è in aumento anche il diabete di tipo 2, quello «alimentare». Non solo, uno studio dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, pubblicato sulla rivista Pediatrics, ha scoperto un nuovo effetto dell'obesità e della cattiva alimentazione tra i bambini: rischio Alzheimer già da adolescenti. Tra le bambine di 6-7 anni sono in aumento i casi di anoressia o bulimia.
Gli allarmi della pediatria sono cambiati e il quadro delle patologie che colpiscono i più piccoli anche, ribaltando totalmente la fotografia della sanità italiana. «Anni fa i bambini si ammalavano di varicella, morbillo e delle classiche malattie infettive - spiega Gian Vincenzo Zuccotti, professore ordinario di Pediatria alla facoltà di Medicina dell'Università Statale di Milano - Oggi abbiamo a che fare sempre più spesso con malattie cronico degenerative. Il problema più grave da affrontare è l'obesità: un terzo dei bambini con meno di dieci anni è sovrappeso». Zuccotti, che ha da poco concluso una ricerca sull'alimentazione dei più piccoli, ha rilevato che (in due gruppi di 200 bambini, uno a Milano e uno a Catania) «la situazione è pessima»: troppe proteine a tavola, tanti zuccheri semplici, bibite, succhi di frutta. Errori alimentari che possono creare le basi per patologie e disturbi in età adulta. «Ci sono parecchi elementi - sostiene il pediatra - che ci fanno dire che i bambini di oggi saranno adulti con problemi e vivranno meno rispetto alle generazioni precedenti». Anche perché, se da un lato c'è una forte reticenza a vaccinare i bimbi, dall'altro c'è un'eccessiva scioltezza nell'uso dei farmaci, antibiotici per primi. A lungo andare, questa abitudine «sociale» rafforzerà le classi batteriche e indebolirà gli organismi.
Nella fotografia della pediatria italiana, non si può trascurare il numero dei ricoveri in ospedale. Diminuiti grazie agli ambulatori aperti 24 ore su 24, ma comunque eccessivi. Nel 2011 si sono registrate 453 dimissioni ospedaliere ogni mille bambini rispetto a 114 per mille in tutta la popolazione. Tuttavia nei bambini tra uno e 14 anni le morti per tumori e malattie del sistema circolatorio, rappresentano il 38,6 per cento del totale dei decessi. Stando ai dati diffusi dal ministero, i teenager e i bambini italiani vengono ricoverati molto più spesso di quanto avviene per i loro coetanei in altri Paesi del mondo: 75 su mille contro i 40 su mille negli Stati Uniti. In crescita anche i ricoveri dei bebè. Tra le cause dei ricoveri il 20% dei casi è rappresentato da malattie dell'apparato respiratorio, il 10% dagli avvelenamenti e il 7% dalla malattie infettive.
Fonte: Il Giornale
sabato 17 ottobre 2015
Tornano le malattie infettive...senza vaccinazioni
Il rischio che tornino malattie dimenticate come la difterite, che ha già fatto capolino in Spagna, o che le morti per morbillo non siano più l'eccezione, come nel caso della bimba deceduta per una complicanza lo scorso anno a Roma, è altissimo. L'allarme, lanciato dall'Istituto Superiore di Sanità, è stato subito raccolto anche dall'Aifa e dai pediatri. Oltre che dalle campagne di sensibilizzazione, affermano, la riscossa dei vaccini passa per l'approvazione del Piano nazionale Vaccini da parte delle Regioni.
«La copertura vaccinale nel nostro Paese - rileva Walter Ricciardi, neopresidente dell'Iss - è al limite della soglia di sicurezza e diventa ormai improcrastinabile l'approvazione del nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale proposto da Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità, Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco al Tavolo di coordinamento per la prevenzione delle Regioni italiane».
Secondo i dati sono scese al di sotto del 95% le vaccinazioni per poliomielite, tetano, difterite ed epatite B e la percentuale scende ulteriormente per le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia che raggiunge una copertura dell'86%, in calo di oltre il 4% in appena un anno. Le conseguenze, sottolinea Ricciardi, sono per tutta la collettività. «Se non si ha più la cosiddetta immunità di gregge - ricorda l'esperto - aumenta il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate non siano riconosciute e trattate in tempo».
Il fenomeno, sottolinea la Società Italiana di Pediatria, è già in atto. «Stiamo assistendo al ritorno di malattie che credevamo debellate - afferma il presidente Giovanni Corsello -. Un esempio tra tutti è la morte di bambini per pertosse, malattia che sta avendo una recrudescenza nei bambini nei primi mesi di vita, proprio per il calo della copertura vaccinale».
I vaccini, sottolinea anche l'Agenzia italiana per il Farmaco (Aifa), salvano moltissime vite. «C'è purtroppo poca consapevolezza del rischio anche grave connesso alla mancata vaccinazione - afferma il presidente Sergio Pecorelli -. Ricordiamo che i vaccini hanno salvato circa 2 milioni e mezzo di vite l'anno, 5 al minuto e che, ancora oggi, una malattia come il morbillo può risultare mortale».
In aiuto di chi ha dei dubbi debutta oggi il call center nazionale Vaccini e Vaccinazioni. A promuoverlo, il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del ministero della Salute e dall'Università degli Studi di Foggia a cui fa capo il progetto. Il numero verde 800 56 18 56 sarà attivo il lunedì dalle 10 alle 18. Anche i medici di famiglia, ha confermato Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale, sono pronti a sensibilizzare i pazienti. «Noi medici di famiglia - ha sottolineato - siamo tutti i giorni in prima linea nell'incentivare le immunizzazioni tra tutta la popolazione».
Fonte: Messaggero Salute
sabato 6 giugno 2015
Fertilità e infanzia
Circa un bambino o ragazzo su tre presenta condizioni mediche o comportamenti che possono avere ripercussioni negative sulla futura fertilita', ma la prevenzione nell'infanzia e nell'adolescenza puo' dimezzarne i rischi. Lo afferma la Sip, Societa' Italiana di Pediatria, durante il congresso nazionale a Roma. In mezzo secolo il numero di spermatozoi nel maschio si e' ridotto della meta'. Oggi il 20% delle coppie non riesce ad avere figli in maniera naturale e nel 40% dei casi e' l'uomo ad avere problemi. "Nella grande maggioranza dei casi le cause risalgono all'infanzia e all'adolescenza", ha spiegato Giovanni Corsello, presidente del Congresso e della Societa' Italiana di Pediatria, "i fattori di rischio sono alcune patologie e condizioni mediche dei primi anni di vita che non vengono riconosciute in tempo e alcuni comportamenti e stili di vita errati in eta' adolescenziale come fumo e abuso di alcol e sostanze stupefacenti. L'opera del pediatra e' fondamentale sia per la prevenzione primaria, attraverso la sensibilizzazione dei giovani all'adozione di comportamenti piu' responsabili, sia per la prevenzione secondaria, cioe' la diagnosi e il trattamento precoce delle condizioni mediche che possono portare all'infertilita', e, infine, attraverso i controlli periodici, per far si' che possano essere evitate eventuali complicanze di patologie gia' diagnosticate". Criptorchidismo e varicocele sono le due malattie che incidono di piu' sulla futura fertilita'. Il primo interessa il 3-5 per cento dei neonati ed e' piu' frequente nei bambini nati pretermine, il secondo e' una condizione che riguarda il 20 per cento degli adolescenti. Il fumo di sigaretta e di marijuana, l'abuso di bevande alcoliche e il consumo di sostanze stupefacenti sono stati, invece, associati a danni genetici a livello del dna degli spermatozoi e quindi ad una riduzione della fertilita' maschile. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanita' il 20 per cento dei ragazzi italiani fuma sigarette e l'87 per cento inizia prima dei 20 anni. Circa il 30 per cento degli adolescenti fa anche uso di cannabis, l'abuso di alcol interessa il 64 per cento degli adolescenti e fino al 10 per cento in maniera abitudinaria. "Se consideriamo che negli adolescenti e' molto frequente il policonsumo di fumo, alcol e marijuana (fino al 64 per cento dei ragazzi) e' chiaro come questi fattori di rischio, sommandosi, possono in qualche modo danneggiare i testicoli, in un'eta' delicata come quella della maturazione e dello sviluppo", ha spiegato Giuseppe Saggese, presidente della Conferenza dei Direttori delle Scuole di Specializzazione in Pediatria Saggese. Un ulteriore fattore di rischio sono le malattie sessualmente trasmesse, come la chlamydia, la gonorrea, la sifilide, l'hiv, gli herpes-virus e soprattutto il virus del papilloma umano. Anche ilsovrappeso e l'obesita'durante l'adolescenza determinano uno squilibrio ormonale che puo' avere effetti negativi Secondo Andrea Lenzi, presidente della Societa' Italiana di Endocrinologia, "il momento piu' critico si verifica nella fase di passaggio dal pediatra al medico dell'adulto. A 15-16 anni, quando il bambino smette di andare dal pediatra perche' anche i genitori sospendono le visite periodiche, non viene piu' fattoalcun controllo: invece per salvaguardare la salute il potenziale riproduttivo delle generazioni future occorre un percorso assistenziale post-pediatrico che consenta di agire proprio sulla finestra critica rappresentata dal passaggio dall'infanzia all'adolescenza, alla giovinezza". Per una corretta prevenzione i controlli vanno fatti alla nascita, a 12, 16 e a 18 anni. "Nell'infanzia il bambino deve essere sottoposto ad un controllo finalizzato a valutare la posizione dei testicoli e la eventuale presenza di alterazioni del pene e del meato uretrale, o della presenza di fimosi", ha affermato Lenzi. "Fra i 12 e i 16 anni una visita pediatrica di tipo andrologico risulta essenziale per seguire questo delicato processo di sviluppo ed individuare patologie come il varicocele. Al raggiungimento della maggiore eta' far visitare i propri figli significa mantenere attenzione su questa sfera abituando il ragazzo a controllarsi senza problemi,a verificare che lo sviluppo sia avvenuto correttamente e anche a prevenire il tumore al testicolo, uno fra quelli che colpiscono piu' frequentemente i giovani fra i 15 e i 35 anni".
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sabato 18 aprile 2015
Australia: Penalizzati i genitori che non vaccinano i figli
I genitori che non vaccinano i propri figli possono perdere fino a 11 mila dollari di bonus degli assegni sociali annuali. E' la decisione presa dal primo ministro australiano Tony Abbott per frenare la fuga dalla vaccinazione dei nuovi nati. La nuova legge sarà in vigore dal gennaio 2016. Attualmente i genitori possono rifiutare la vaccinazione per motivi medici o religiosi affermando che sono obiettori di coscienza, senza perdere però gli assegni sociali. "La scelta della famiglia di non immunizzare - ha detto Abbott, come riporta la 'Cnn' - non è supportata da nessuna ragione medica o di ordine pubblico". La stima del Governo australiano è che più di 39 mila bambini sotto i 7 anni non sono stati vaccinati a causa dell'obiezione di coscienza dei genitori.
Anche i pediatri italiani sposano la decisione del Governo australiano: "Sarebbe da importare anche in Italia, dove nel 2014 abbiamo avuto un boom di casi di morbillo (1.700) perché molti bambini non sono stati vaccinati - spiega all'Adnkronos Salute Giovanni Corsello, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) - Bloccare l'iscrizione a scuola o l'assistenza sanitaria ai genitori che non immunizzano i propri figli può essere un modo per frenare alla fuga dalle vaccinazione obbligatorie e consigliate. In Italia per le prime siamo al 90% della popolazione pediatrica coperta - conclude Corsello - ma ad esempio per il morbillo in alcune Regioni stiamo scendendo sotto il 90%. Lottiamo da tempo contro luoghi comuni e falsi miti sui rischi dei vaccini e continueremo a farlo".
sabato 11 aprile 2015
Vaccini. Rapporto Aifa su sorveglianza post marketing: "Sicurezza sotto controllo, ma disinformazione è problema"
I vaccini fanno paura. Ma la causa è la mancanza di informazioni da parte dei cittadini, non la sicurezza dei vaccini stessi. È questa la conclusione a cui è arrivata l'Aifa attraverso l'analisi del Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia nel 2013 che analizza le segnalazioni di sospette reazioni avverse per tipologia di vaccino: esavalente, trivalente e tetravalente, antipneumococcico, antimeningococcico, contro il morbillo, la parotite, la rosolia e la varicella, vaccinazione HPV, antinfluenzale stagionale e altri vaccini.
Il rapporto parla di 3.727 segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse a vaccini con insorgenza nel 2013 pari a circa il 9% del totale (40.957) delle segnalazioni inserite nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza in cui vengono segnalate le reazioni avverse da farmaci. A questi si aggiungono 84 casi in cui è stato riportato il vaccino sospetto (o i vaccini sospetti) solo in termini di componenti, senza alcun riferimento al nome commerciale. Dall'analisi delle segnalazioni 2013 si osserva un notevole incremento rispetto all'anno precedente (da 2.555 segnalazioni nel 2012 a 3.727 nel 2013), raggiungendo i livelli già elevati del 2009 e 2011. Il tasso di segnalazione è stato pari a 18 segnalazioni per 100.000 dosi di vaccino, con una forte variabilità regionale, con il tasso di segnalazione del Nord (29,9 per 100.000 dosi) triplo rispetto a quello del Centro e del Sud (rispettivamente 9,9 e 7,4 per 100.000 dosi). Un terzo delle segnalazioni è rappresentato da una sola regione (Veneto) con un tasso di segnalazione di 75,7 per 100.000 dosi, Ma il tasso elevato, secondo l'Aifa, "è spiegabile dalla presenza di diversi progetti di sorveglianza attiva in corso nelle regioni".
Circa il 78% delle segnalazioni (2.915) ha riguardato i bambini fino a 11 anni, il 5% gli adolescenti (177), l'11% gli adulti (406) e il 6% i soggetti ltrasessantacinquenni (229).
Rispetto al 2012, si è osservato un forte aumento della segnalazione nella fascia di età 1 mese - meno di 2 anni (dal 34% al 63%).
L'analisi delle reazioni avverse per tipologia del vaccino mostra 1.343 segnalazioni (con un tasso pari a 90 per 100.000 dosi vendute) per il vaccino esavalente (DTP, IPV, HBV, Hib), tra i più utilizzati nei bambini per l'immunizzazione primaria contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e malattie invasive da Haemophilus Influentiae tipo B. Le segnalazioni di sospette reazioni avverse al vaccino antipneumococcico sono state 1.381, di queste 1.281 (93%) riferite al vaccino Prevenar 13 (tasso di segnalazione 71 per 100.000 dosi). Per quanto riguarda la vaccinazione contro il meningococco, nel 2014 le segnalazioni sono state 328. Le 1.108 segnalazioni ricevute nel 2013 per le vaccinazioni contro morbillo, parotite, rosolia e varicella riguardano essenzialmente i vaccini trivalenti MPR Priorix e M-M-R-VaxPro da soli (37%) o in co-somministrazione con i due vaccini contro la varicella Varivax e Varilrix (30%), e il tetravalente MPRV Priorix Tetra (29%). Quindi nel complesso il 59% delle segnalazioni riguarda la somministrazione di morbillo, parotite, rosolia e varicella.
Nel 2013, le segnalazioni riguardanti vaccinazione HPV sono state 216 (il maggior numero di segnalazioni si è osservato nelle classi di età nelle quali la vaccinazione è raccomandata, solo l'8% delle segnalazioni si riferiva a giovani adulti). Le segnalazioni di reazioni avverse, a prescindere dall'età del vaccinato, relative a somministrazione di vaccini antiepatite A, sono state 45, per l'antiepatite B sono state 28 e per antiepatite A e B sono state 4, quelle per le vaccinazioni contro il tetano sono state 157, contro lo pneumococco con vaccino 23-valente nella popolazione adulta e anziana sono state 68, altre 33 segnalazioni di sospette reazioni avverse sono avvenute a seguito di somministrazione del vaccino contro la febbre gialla.
Per quanto riguarda il vaccino contro l'influenza stagionale (il rapporto si riferisce al periodo ottobre 2013 - marzo 2014), il numero di segnalazioni è stato di 208 (rispetto a 285 nella stagione 2012-2013). La popolazione maggiormente interessata è stata quella superiore ai 65 anni (50%). Le reazioni gravi sono state il 23% del totale, contro il 16,8% dell'anno precedente.
Tra le reazioni avverse gravi sono stati segnalati 5 decessi, 4 in pazienti con età compresa tra 84 e 91 anni e 1 in un paziente di 63 anni.
Analogamente a quanto riscontrato negli anni precedenti, dal Rapporto 2013 emerge che oltre metà delle segnalazioni sono pervenute da operatori sanitari dei distretti o dei centri vaccinali. Rispetto al 2012 sono diminuite le segnalazioni provenienti da farmacisti, pediatri di libera scelta e medici di medicina generale, mentre sono aumentate quelle degli infermieri e dei pazienti (il numero delle schede inviate dai pazienti sono passate da 23 del 2012 a 163 del 2013).
Ma quali conseguenze hanno portato le reazioni avverse da vaccini segnalate nel 2013? L'84% riportava reazioni non gravi, mentre le gravi hanno rappresentato il 12%, in una quota pari all'4% la gravità non è stata definita. "Questo valore - spiega l'Aifa - risulta aumentato rispetto all'anno precedente nel quale i casi di gravità non definita rappresentavano solo 1% e costituisce un motivo di preoccupazione in quanto la distinzione tra grave e non grave ha una rilevanza sotto molti aspetti in primo luogo per le valutazioni sul caso specifico e per eventuali impatti sulla sicurezza". Secondo l'Aifa, inoltre, "non riuscire a classificare la gravità del caso è una conseguenza diretta di una carenza qualitativa importante della segnalazione stessa".
Per quanto riguarda l'esito della reazione segnalata, è stato riportato: la risoluzione completa o il miglioramento in 3.200 casi, la risoluzione con postumi in 16 segnalazioni, la reazione invariata in 88 casi, l'esito non disponibile in 415 casi.
L'esito fatale è stato riportato in 8 casi, con età maggiore di 60 anni, dei quali sei ultrasettantacinquenni.
Ma come devono essere interpretati questi dati? Secondo l'Aifa quello che emerge da Rapporto è "da un lato il potenziamento nazionale e internazionale delle stesse attività e dall'altro la conferma di un quadro rassicurante in termini di sicurezza dei vaccini e la necessità di continuare e sviluppare in forma integrata gli interventi di monitoraggio". Tuttavia, se la sicurezza dei vaccini appare "stabile e sotto controllo, dall'esperienza acquisita, ma anche da riscontri in letteratura", emerge che "uno dei principali problemi legati ai vaccini è di tipo comunicativo, spesso frammisto a disinformazione reperibile via web". La comunicazione "trasparente e continua" sulla sicurezza dei vaccini, "soprattutto con gli operatori sanitari", rappresenta dunque - per l'Aifa - "una sfida quotidiana ed è di fondamentale importanza per fornire evidenze nella realtà pratica al fine di dare fiducia nelle vaccinazioni, evitando che timori infondati possano contribuire alla diffusione di malattie anche gravi".
Articolo tratto da 'Quotidiano sanità'.
sabato 21 febbraio 2015
L' importanza del pesce nella dieta dei bambini
E’ un elemento importante nella dieta dei piccoli, “ma in media i bambini italiani mangiano pesce solo una volta a settimana, contro le tre volte raccomandate”. E’ quanto emerge da un’indagine condotta per l’Adnkronos Salute dal pediatra di Milano Italo Farnetani, che ha consultato medici, insegnanti e genitori. “Il fatto è che i bambini imparano ad amare o detestare il sapore del pesce fin nel pancione, attraverso il liquido amniotico materno. Se la mamma non lo mangia, per loro è qualcosa di estraneo. Sarebbe dunque bene incentivare il consumo di pesce anche durante la gravidanza”. Oltre all’odore, a respingere i più piccoli di solito “è la paura delle spine e il fatto che il pesce venga ‘mascherato’ da creme e salse: i bambini vogliono riconoscere ciò che mangiano”. Cosa fare, dunque, per insegnare ai bimbi ad amare questo prezioso alimento? “Un’idea interessante è quella avuta dall’amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto, che ha deciso di legare l’esperienza divertente del mare e della spiaggia con quella alimentare”, dice il pediatra. Con il progetto ‘Sono sano come un pesce’, si sono alternate visite didattiche ai musei per entrare in contatto con l’ambiente marino in tutti i suoi aspetti, laboratori di preparazione e degustazione del prodotto ittico e tanti momenti di gioco e sano divertimento. Così la città ha fatto conoscere a grandi e piccoli non solo le caratteristiche della fauna che popola l’Adriatico, ma anche le ottime proprietà alimentari del pesce, insegnando a mamme e papà anche qualche segreto di cucina per far apprezzare ai bimbi il sapore del pesce fresco e di qualità. “Il ricordo di un’esperienza piacevole – assicura il pediatra – contribuirà a far amare questo alimento così salutare. Considerata poi la crisi, consiglio di riscoprire il ruolo delle alici nella dieta dei bambini: un tipo di pesce salutare ed economico. Le alici sono un tipo di un pesce ideale per i bambini perché si deliscano molto bene”. Per cucinare questo alimento ‘a misura di baby palato’, il pediatra suggerisce di ricorrere alla panatura, o alla preparazione di polpette. “E’ bene eliminare sempre la pelle ed evitare di aggiungere spezie colorate, per esempio rosmarino o prezzemolo, perché i bambini se notano un colore anomalo lo interpretano come corpo estraneo o qualcosa di cui diffidare”. Come eliminare le lische senza buttare via il pesce? “Il pesce può essere aperto a portafogli e prima della cottura (o anche dopo) si può asportare la spina centrale. Per certi pesci come l’acciuga, che ha la spina centrale, è sufficiente. Per altri, oltre alla spina centrale, che può essere rimossa con la modalità precedente, vanno tolte anche le spine laterali e ventrali. Questi ultimi due tipi però – raccomanda – vanno tolti assolutamente dopo la cottura, per evitare che il pesce si spezzetti”. In quest’ultimo caso si può cucinare il pesce spezzettato “facendo delle polpette, mischiando il pesce con pane e formaggio grattugiato e impastato con l’olio. Questa polpetta può essere fritta, e i bambini la apprezzeranno”.
sabato 14 febbraio 2015
Riduzione del consumo di antibiotici: verso un uso ragionato?
La riduzione del consumo degli antibiotici registrata dall’Agenzia del Farmaco nell’ultimo rapporto Osmed, è anche merito della creazione della Consensus Conference sull’impiego giudizioso della terapia antibiotica nelle infezioni delle vie aeree in età pediatrica. Non ha dubbi la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale che da anni si batte per l’uso giudizioso degli antibiotici.
La Consensus Conference fornisce alcune indicazioni importanti per un utilizzo giudizioso degli antibiotici in età pediatrica anche per le famiglie attraverso la creazione di poster e depliant diffusi presso gli ambulatori dei pediatri. All’interno dell’area genitori del sito www.sipps.it è stata inoltre creata una sezione interamente dedicata ai quesiti più frequenti che ogni genitore si pone in merito a questo argomento.
“Quando si utilizza una terapia antibiotica – spiega il Presidente SIPPS Giuseppe Di Mauro – non si devono mai dimenticare le eventuali reazioni avverse, così come l’incremento del fenomeno delle resistenze batteriche, associate proprio ad una eccessiva prescrizione di antibiotici, con un importante impatto sulla sanità pubblica”. “Gli antibiotici costituiscono un aiuto fondamentale nella lotta alle patologie infettive – sottolinea la Elena Chiappini, Componente del Consiglio Direttivo Nazionale SIPPS – ed il loro uso in maniera appropriata è senza dubbio utile a ridurre la diffusione di germi resistenti, oltre a porre una barriera all’incremento di costi e reazioni avverse”.
“L’impegno della SIPPS non si ferma qui – conclude Di Mauro -. La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale non intende infatti abbassare la guardia e manterrà alta l’attenzione, impegnandosi seriamente ed in maniera seria e continuativa per proseguire lungo la strada dell’uso razionale degli antibiotici nelle infezioni respiratorie in età evolutiva”.
sabato 31 gennaio 2015
Probiotici per la prevenzione delle allergie
Bloccare l'insorgenza delle allergie nei bambini: la nuova frontiera nella lotta a una delle malattie croniche più diffuse al mondo si apre ufficialmente con l'Organizzazione Mondiale per le Allergie (WAO) che raccomanda, per la prima volta, l'uso dei probiotici come strumento di prevenzione. La validazione scientifica dei benefici per la salute di questi particolari microrganismi alimentari è contenuta nelle nuove linee guida internazionali per la prevenzione delle allergie, elaborate da un gruppo di lavoro coordinato dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il documento, appena pubblicato sul WAO Journal, è stato presentato alla vigilia del Congresso internazionale "Allergie in età pediatrica: dal mito alla realtà - EBM prevention of pediatric allergy" promosso da WAO e Bambino Gesù, presenti i maggiori esperti mondiali del settore.
Considerata la dimensione del fenomeno, l'Organizzazione Mondiale per le Allergie ha puntato l'attenzione sulle strategie per la prevenzione con un lavoro scientifico in tre fasi. Il primo passaggio è la pubblicazione delle linee guida sull'uso dei probiotici nella prevenzione dell'allergia, presentate in occasione del Congresso internazionale "Allergie in età pediatrica: dal mito alla realtà - EBM prevention of pediatric allergy" promosso a Roma il 29 e 30 gennaio. Le altre due tappe riguardano l'elaborazione delle raccomandazioni sull'uso dei prebiotici e della vitamina D nella prevenzione delle malattie allergiche. I lavori sono coordinati da Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e da Ruby Pawankar, past-president WAO e professoressa di Allergologia al Dipartimento di Pediatria della Nippon Medical School a Tokyo.
I probiotici sono microrganismi vivi (presenti in molti alimenti comuni, come yogurt o latte fermentato) che possono apportare benefici alla salute quando somministrati in quantità adeguate. In qualità di immuno-modulatori della risposta allergica, nelle nuove linee guida vengono raccomandati - in determinate situazioni - come terapia preventiva delle allergie, soprattutto l'eczema. Le raccomandazioni suggeriscono di considerare l'uso di probiotici in tre categorie di persone: donne in gravidanza ad alto rischio di allergie nei loro figli (- 9% di eczema), donne che allattano bambini ad alto rischio di sviluppare allergie (- 15% di eczema) e bambini ad alto rischio di sviluppare allergie (- 5% di eczema).
Queste raccomandazioni che valgono per la malattia allergica nel suo complesso (anche se formulate soprattutto sulla efficacia dei probiotici nella prevenzione dell'eczema), contengono anche una precisa valutazione dei risparmi ottenibili ricorrendo a questa strategia preventiva: riducendo mediamente del 9% il numero di eczemi, verrebbero risparmiati tra 150 e 300 euro l'anno ogni 100 candidati alla dermatite atopica. La stima è volutamente molto conservativa, perché contiene il costo delle visite ambulatoriali, ma non quello delle terapie né quello della perdita di giornate di scuola dei bimbi e di lavoro dei genitori. E' quindi concepita per essere usata in sistemi sanitari che erogano il costo della assistenza medica.
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