martedì 8 aprile 2008

Alimentazione: dal mattino si vede il buon giorno:

Il momento migliore per impostare una corretta e sana alimentazione e’ durante l'età infantile, in particolare nei primi due anni di vita.
Secondo Irene Axelsson, studiosa di alimentazione infantile, nella vita di ogni individuo esistono due grandi rivoluzioni alimentari, due soli momenti in cui si decide tutto il nostro futuro destino "a tavola".

Il primo di questi punti di rottura è rappresentato dalla nascita: è questo il momento in cui, dopo 9 mesi circa di alimentazione per via placentare, attraverso i vasi ombelicali, si passa per la prima volta ad un'alimentazione orale, rappresentata dal latte, sia esso, materno, consigliato dall’OMS, sia latte artificiale.

Il secondo momento coincide , con il divezzamento o svezzamento, che puo’ cominciare in modo dolce con la frutta o preparati a base di latte oppure in modo piu’ salato con la “pappa”.In questo processo, che comincia quando finisce il latte materno, se il lattante e’ alimentato al seno oppure dal 4° mese di vita, se con latte artificiale, la dieta si diversifica sia per consistenza che per composizione che per stile. Sempre secondo la Axelsson, qualunque scelta alimentare si possa volontariamente compiere nelle epoche della vita successive, per quanto radicale essa sia, non potrà mai rappresentare uno passaggio tanto marcato come questi momenti appena descritti.

Dunque e’ importante mangiar bene fin da bambini, ma soprattutto farsi seguire da esperti in alimentazione pediatrica e lasciare le soluzioni fai-da-te. E chi se non i vostri pediatri possono soddisfare questa esigenza e consigliare i tempi e gli alimenti giusti per ogni fascia di eta’?

martedì 25 marzo 2008

Controlli della vista per 7 mila bambini italiani

La notizia ripresa da un’agenzia di stampa riguarda la vista dei bambini: argomento delicato che nasconde alcune insidie e che avrebbe bisogno di maggiore attenzione da parte di genitori e operatori sanitari.
'Occhio ai bambini'. Questo lo slogan di una nuova campagna nazionale di prevenzione, che quest'anno coinvolgerà oltre settemila piccoli fra i 3 e i 6 anni, e prevede un check-up visivo nelle scuole dell'infanzia di una ventina di province italiane. Iniziata oggi a Isernia, dopo la metà di marzo l'iniziativa toccherà Campobasso, mentre nei prossimi mesi raggiungerà Roma, Firenze, Venezia e Bologna. I medici oculisti hanno già iniziato a visitare gratuitamente i piccoli in una speciale unità mobile: un camper appositamente attrezzato.
Obiettivo, individuare precocemente eventuali disturbi e malattie oculari che, altrimenti, potrebbero compromettere lo sviluppo dell'apparato visivo. L'iniziativa è promossa dall'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (Iapb Italia), organizzata assieme alle sezioni provinciali dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti, con la collaborazione della Croce Rossa Italiana. "Il problema è che nei bambini piccoli ci sono anomalie visive che possono rimanere sconosciute: prima fra tutte l'occhio pigro (ambliopia)".

Per informazioni sulle tappe della campagna: 800-068505 (9-13 dal lunedì al venerdì)
o www.iapb.it.

venerdì 7 marzo 2008

L'allattamento al seno riduce il rischio di obesità del bambino

Diversi studi (*) hanno dimostrato che l'allattamento al seno rappresenta un importante fattore di riduzione del rischio, per un bambino, di sviluppare più tardi un problema di obesità.
Sono studi non nuovi e la notizia e’ un po’ datata , ma serve a sottolineare di nuovo l’importanza dell’allattamento al seno , caldeggiata dalla FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), dalla SIN (Societa’ Italiana di Neonatologia), dalla WHO (Organizzazione Mondiale della Sanita’).
Secondo l'articolo del British Médical Journal, l'alimentazione del lattante al seno per 3 o 6 mesi è sufficiente per ridurre del 50% il rischio di obesità più tardi. E nell'ipotesi in cui il lattante fosse nutrito con latte materno per un anno (una prassi normale sino a 50 anni fa), il rischio per il bambino di diventare obeso un giorno sarebbe solo del 1%.
Infatti, gli studi e i commenti su questo argomento si accontentano di porre l'accento sul vantaggio del latte materno naturale rispetto al latte sostitutivo artificiale, come se quest'ultimo fosse la norma.non dimenticando che dovremmo anche porre l’accento sull’allattamento precoce con latte vaccino che aumenta i rischi di allergie, infezioni e addirittura la comparsa del diabete giovanile (di tipo I).
Il fatto che un numero sempre crescente di studi dimostri ormai che il bambino nutrito artificialmente con un prodotto industriale a base di latte vaccino presenta rischi seri di diventare obeso un giorno dovrebbe farci meditare sulla costatazione di Darwin, che nessun animale in natura si nutre del latte di una specie diversa dalla sua.

Per un’idea della dimensione del problema "obesita’" in Italia si puo’ consultare il sito http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=92&sub=3&lang=it

(*) " Breastfeeding and obesity: cross sectional study "
Von Kries R. British Medical Journal, 1999; 319.

“Chilhood predictors of adult obesity”: systematic review”
Parsons T.J. Ints.J.Obes.Relat.Metab.disord., 1999, 23 (suppl.8)

“Epidemic of obesity in UK children”
Reilly J.J. Lancet, 1999,354.

“Breastfeeding may help prevent childhood overweight”
Dietz W.H. Jama, 2001, 285.

“Breastfeeding and lowering the risk of childhood obesity”
Armstrong J. Lancet,2002,359.

Pappe e merende: l'uso dell'olio extravergine di oliva è consigliato

Da millenni l’olio d’oliva è protagonista nella tavola mediterranea. L’olio extravergine di oliva, derivato esclusivamente dalla spremitura meccanica delle olive, non è solo una delizia per il palato o un semplice condimento, ma un vero e proprio alimento.
L’olio di oliva è tra tutti gli olii vegetali quello a più alto grado di digeribilità da parte dell’organismo umano. Oltre ai trigliceridi e grassi polinsaturi, contiene infatti sostanze antiossidanti come vitamina E, polifenoli, fitosteroli, clorofille e carotenoidi, che esplicano un’azione protettiva per il nostro organismo. Grazie a questi elementi l’olio extravergine di oliva può contribuire a bloccare l’attività dei radicali liberi, cioè i composti chimici responsabili dell’invecchiamento delle cellule.
L’olio d’oliva fornisce altresì un ottimo apporto di precursori della vitamina A e grazie a ciò l’olio extravergine di oliva impedisce la secchezza delle mucose e rallenta l’invecchiamento della pelle. La presenza di significativi livelli di vitamina D, fa sì che l’olio d’oliva permetta una buona assunzione del calcio nell’ intestino e una conseguente buona attività contro la decalcificazione ossea negli anziani. La sua elevata digeribilità gli consente di essere considerato un ottimo veicolatore di sostanze antiossidanti e vitaminiche presenti in altri alimenti ed in sua assenza difficilmente assimilabili.
L’equilibrata presenza dell’acido Linoleico, ed il giusto rapporto con i suoi derivati ac. Linolenico e ac. Arachidonico, favorisce l’eliminazione del’ colesterolo attraverso l’intestino riducendo il pericolo di malattie coronariche, di calcoli biliari e di trombi. Inoltre, è noto che il consumo abituale può aiutare a prevenire i tumori del colon e della mammella, ma anche le malattie cardiovascolari, perché grazie alla presenza di acido oleico rende le lipoproteine più solubili e ne aumenta la capacità di rimuovere il colesterolo.
Come sostengono i nutrizionisti, l’olio extravergine di oliva è un prodotto che aiuta la digestione ed è ottimamente assorbito dall’organismo in qualsiasi età, in virtù della sua percentuale di acidi grassi di origine vegetale. Grazie alla presenza di acido Oleico la struttura dell’olio d’oliva resta praticamente inalterata fino a 200°C. Nei lattanti circa la metà della razione energetica è assicurata dai grassi. Ecco perché nel latte materno sono presenti in quantità elevata gli Acidi Grassi Essenziali (AGE o EFA). Anche sotto questo aspetto l'olio extra vergine di oliva riveste un interesse straordinario: ha infatti una composizione AGE simile a quella del latte materno. Nel successivo svezzamento un cucchiaino di olio d’oliva extravergine non deve mai mancare nella preparazione della pappa essendo digeribile e povero di grassi acidi grassi saturi. L'olio extra vergine di oliva è quindi un alimento fondamentale per tutte le diete.

sabato 23 febbraio 2008

Crisi di pianto: i consigli per superare la difficoltà momentanea del bambino

Il pianto e’ un’evenienza drammatica e improvvisa nella vita di un bambino, ma ha diversi significati e si identifica in varie patologie. Tentiamo un semplice vademecum.


Il pianto della fame
Se il bambino scoppia in un pianto improvviso che diventa via via più intenso, anche se apparentemente nulla poteva causare tale reazione, e apre la bocca rivolgendola verso di voi se lo prendete in braccio, è affamato. Vuole il latte, e se dovesse rifiutare il latte, è probabile che abbia semplicemente sete. Porgetegli quindi dell’acqua in un biberon.

Coliche
Pancia gonfia, stiramento degli arti, pianto acuto…Massaggiatelo la pancia o mettetelo sulla pancia sul vostro avambraccio per alleviare i dolori. La tisana di finocchio ha un’azione simile ai farmaci anti-aria, ma piu’ blanda.

Il pianto di stanchezza
Se, girando la testina da destra a sinistra, emettemugulii , con lo sguardo languido e le guance rosse e gonfie, starà tentando, dondolando la testa, di addormentarsi.
Quando notate che il bambino è stanco, coricatelo nel suo lettino perché prenda sonno da solo

Il pianto di dolore
Se ad un gemito alto e prolungato segue una pausa, come se il vostro piccolo cercasse di trattenere il respiro, si tratta in genere di un pianto di dolore. Potrebbe trattarsi di coliche gassose o di un infezione come l’otite, che gli provoca un fastidioso malessere.
In questo caso, se il pianto si prolunga eccessivamente e verificate che il bambino ha anche qualche linea di febbre, consultate il vostro pediatra. Se il pianto prolungato si verifica soprattutto di sera si tratterà quasi sicuramente di coliche: allora, massaggiategli la pancia

Voglia di coccole
Anche lui vuole le coccole….quando tutte le offerte di cibo sono vane e non sono coliche ma sembra infastidito da tutto cio’ che fate, sospendete ogni attivita’ e abbracciatelo, stringetelo a voi, baciatelo…ha bisogno di contatto, del contatto con la mamma e con il papa’…fatelo e vedrete il sorriso sul suo faccino.

Non esiste una regola. E’ il passare del tempo al fianco del vostro bambino che vi aiuta a conoscerlo, a comprendere meglio le sue esigenze ed a rispondere ai suoi bisogni quotidiani

mercoledì 23 gennaio 2008

Gialla, gialla ocra, verde: se non c'è febbre il problema non esiste per il bambino e per i genitori

Forse non tutti farebbero del colore delle feci di un bambino un argomento di discussione, ma vi assicuro che per i genitori e’invece un argomento principe. Le mamme, ed anche i papa’, si preoccupano molto dei colori,(della stipsi parleremo in altro post),che le feci del proprio pargolo possono assumere.
Allora diamo una nota di colore.
Se e’ giallo oro, il neonato e’ probabilmente allattato al seno
Se e’ giallo ocra, sta prendendo latte artificiale
E puo’essere verde… ma allora?
Il colore delle feci è infatti dovuto alle modificazioni che la bilirubina (quel pigmento color giallo-bruno prodotto dal fegato che deriva dalla distruzione dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi e che conferisce al siero ematico la sua tipica colorazione giallastra) subisce durante il suo passaggio nell’intestino prima di essere eliminata. La quantità di ferro contenuta nel latte, materno o artificiale, della quantità di bile presente, del tempo di percorrenza intestinale durante il quale i batteri della flora intestinale ossidano la bilirubina porta questa sostanza a colorare, nella maggior parte dei casi,le feci di un colore che va dal giallo chiaro al verde, fino ad arrivare al comune colore marrone.
Diffusamente il colore verde delle feci spaventa il genitore. Nell’elenco di domande che pone al pediatra, la domanda sulla pericolosita’ delle feci verdi c’è sempre. La risposta è che effettivamente esistono alcune infezioni batteriche dell’intestino (ad esempio la salmonellosi) che causano scariche di colore verdastro, ma in questi casi il bambino presenta altri sintomi associati quali la febbre, il malessere generale, uno scarso appetito, un aumento notevole del numero delle evacuazioni giornaliere ed altri ancora. Inoltre queste situazioni non durano mesi, ma si risolvono nel giro al massimo di 10-15 giorni.
Dunque se un neonato o un lattante stanno bene, preoccuparsi del colore delle sue feci puo’ causare solo ansia inutile.

mercoledì 16 gennaio 2008

Vaccini: quando e come utilizzarli

Ultimamente si e’ fatto un gran parlare di vaccini, soprattutto quelli sulla “meningite”. A parte l’allarmismo ingiustificato, e’ necessario capire cosa sono i vaccini, come sono nati, a che servono e quali sono necessari, oggi, in rapporto all’epidemiologia corrente.
Sono passati ormai più di due secoli da quando Edward Jenner introdusse con successo in Inghilterra la vaccinazione contro il vaiolo, utilizzando una forma attenuata di virus. Quando, mediante un piccolo graffio sulla pelle del braccio, il virus, attenuato nella sua virulenza, veniva iniettato in un soggetto suscettibile, esso era capace di conferire all'organismo del vaccinato difese tali, per cui era impedito successivamente l'attecchimento del virus “selvaggio” del vaiolo e quindi in pratica era impossibile ammalarsi della malattia. Da allora le grandi epidemie di vaiolo, che avevano decimato, con cadenze diverse, la popolazione sulla Terra, si sono sempre di più attenuate, fino a scomparire: l'ultimo caso di vaiolo umano si è manifestato in Somalia nel 1979. Il termine di “vaccino” ricalca il primo vaccino di Jenner, ricavato da una sostanza immunizzante dalla pustola di una vacca.
I vaccini di oggi sono tutt'altra cosa e sono ottenuti con metodiche più sofisticate, che risentono delle moderne tecniche e dei moderni avanzamenti della genetica, della biologia e della microbiologia. Al momento attuale disponiamo di vaccini, ottenuti con procedure diverse:
Vaccini costituiti da agenti infettivi vivi, ma attenuati, come il vecchio vaccino di Sabin contro la polio (OPV), il vaccino contro il morbillo, parotite e rosolia (MPR), il vaccino contro la varicella, il vaccino contro la febbre gialla, il vaccino contro la tubercolosi (BCG) e quello orale contro il tifo (Ty25a)
Vaccini costituiti da agenti infettivi interi uccisi, come il vaccino intero contro l'influenza, il vaccino contro la poliomielite (IPV) e il vecchio vaccino intero contro la pertosse
Vaccini costituiti da tossine o costituenti batterici, inattivati con il formolo o resi atossici per interventi d'ingegneria genetica, come i moderni vaccini contro la pertosse (detti acellulari) e l'anatossina della difterite e del tetano (DTPa). Appartengono a questo gruppo anche i moderni vaccini polisaccaridici, coniugati a proteine di trasporto, contro lo pneumococco, il meningococco e l'Haemophilis influenzae tipo b (Hib), e i vaccini “split” o “a sub-unità” contro l'influenza e altri.
Vaccini costituiti da un solo antigene (cioè da una sostanza che permette la formazione di anticorpi), ottenuto mediante tecniche DNA ricombinanti, come il vaccino contro il virus dell'epatite B, cioè l'HBsAg (antigene di superficie del virus dell'epatite B).
Per una completa documentazione sui vaccini si puo’ consultare il sito www.pediatrico.it oppure navigare in molti siti dedicati ai vaccini, ma attenzione all’attendibilita’ dell’informazione.
In conclusione quando un organo competente (centro di vaccinazione, ospedale , o pediatra curante) consiglia o effettua ad un bambino una vaccinazione deve svolgere due funzioni:
a) difendere il bambino dall'aggressione del maggior numero possibile degli agenti infettivi
b) rendere più fitta la rete di difesa di tutta la popolazione nei confronti degli agenti infettivi.

Vaccinando un numero elevato di soggetti impediamo in ultima analisi ai virus e ai batteri patogeni di circolare e quindi di dare infezione o malattia. Tanto più alta sarà la copertura vaccinale di una popolazione (oltre il 90-95%) e tanto maggiore sarà la probabilità che un agente infettivo, introdotto casualmente, non trovi spazio per diffondere da un soggetto all'altro, per cui verranno a mancare i casi secondari, elementi essenziali per la diffusione della malattia.
Questo concetto viene anche conosciuto con il nome di “immunità di gruppo” e rappresenta uno dei capisaldi della scienza delle vaccinazioni. La necessità di tenere la copertura vaccinale a livelli molti alti è legata anche al fatto che esiste sempre, per ogni vaccino, la possibilità che un bambino non risponda allo stimolo immunitario e rimanga suscettibile alla malattia. Questa possibilità è in generale molto bassa (inferiore al 5% dei vaccinati): essa ci spiega perché sia necessario raggiungere nella diffusione della vaccinazione nella popolazione livelli molto, molto elevati.
I vaccini giusti , “non obbligatori”, da somministrare dipendono dal buon coordinamento tra la conoscenze del problema degli operatori e della corretta informazione all’utenza e dalla conseguente tranquillita’ della scelta piu’ giusta da parte della famiglia.